Cascina - Castello Mirasole
La Cascina - Castello Mirasole è ubicata entro una vasta area agricola della pianura novarese per la
maggior parte coltivata a risaia, a nordovest di Sologno frazione di Caltignaga e a breve distanza
dalla strada che da Novara porta a Borgomanero.
Il complesso si presenta oggi con i connotati di una dimora rurale e si distingue soprattutto per le
singolari torrette cilindriche che le imprimono un carattere vagamente castellano. L'edificio presenta
una planimetria a U, con i due bracci orientati verso ponente, formanti cortile chiuso da muro di cinta,
in mezzo al quale sta il portone di ingresso. La villa propriamente detta è il corpo di fabbrica di
levante più elevato rispetto ai due fabbricati laterali e fronteggiante un giardino non ampio, ma folto
di alberature.
In corrispondenza dei due spigoli orientali della villa si innalzano le due torrette cilindriche, molto
slanciate e coronate alla sommità da terrazzini belvedere: altre due torrette, di minore altezza e coperte
da un tetto, si elevano in corrispondenza degli spigoli esterni occidentali delle due ali rustiche.
La prima notizia di questa cascina risale al 1497; essa era allora posseduta da Obecino Caccia il Bianco,
che fu estromesso tra il settembre e l'ottobre da Mariolo Viscardi, giacchè il Caccia era stato bandito per
tradimento. Il Viscardi amministrò per più di un anno l'azienda agricola e ne incamerò i proventi, poi il
complesso produttivo passò di nuovo ad Obecino che nel 1501 intentò un processo contro il Viscardi, allora
assente, per ottenere la restituzione dei frutti goduti indebitamente.
Gli atti della vertenza giudiziaria ci informano sulla rendita annua della grande cascina: il raccolto
cerealicolo forniva 153 sacchi, di cui poco più di un terzo erano grani grossi ed il resto minuti, e poi
10 brente di vino, 6 rubbi di canapa, 500 centenari di fieno e 7 sacchi di legumi. Anche il mulino dava 30
sacchi di mistura per l'affitto e l'oste pagava 30 lire per gestire la bettola.
Tutto compreso il Viscardi aveva intascato 1729 lire; ed una simile entrata aveva avuto Obecino nell'anno
1500, secondo la testimonianza resa dal suo fattore, Andrea Caccia che abitava a Caltignaga.
Il Viscardi fu condannato ed il Caccia si rivalse sui beni che i Francesi gli avevano sequestrato.
L'azienda agricola, allora considerata un vero e proprio villaggio, rimase ai Caccia ancora per alcuni decenni
e fu poi venduta, prima del 1614, ai Pernati. Solo il feudo restò a Gianbattista Caccia e a suo figlio Luigi
sino al 1634, anno in cui i Pernati acquistarono dalla Camera i dazi, l'imbottato ed i diritti giurisdizionali
che rendevano 26 lire all'anno.
Da allora la famiglia fu signora assoluta del luogo, poiché oltre al feudo era proprietaria "de tutti li beni
et case di detta terra di Mirasole".
La cascina fu trasformata in castello in età moderna, e solo nel 1800 vennero aggiunte le due torri circolari
che, ancora oggi, svettano a fianco della massiccia costruzione padronale, ricordo di un florido passato, per
questa frazione che, nel 1497, rendeva la notevole cifra di 1729 Lire. Castello che ospitò per anni, durante
il periodo estivo, il conte Alessandro Pernati e sua moglie la contessa Paolina di Bricherasio. Il nobile
novarese, che fu ministro degli Interni del regno Sardo durante la presidenza di Massimo d'Azeglio, si occupò
con zelo dei problemi amministrativi di Caltignaga e Sologno e fu tra i promotori della aggregazione al Comune
di Caltignaga del vicino comune di Sologno e delle due frazioni di Morghengo e Mirasole. La richiesta fu fatta
dal comune di Sologno l'11 settembre 1864 e concessa con decreto regio dal Re Vittorio Emanuele II il
17 giugno 1866.
Il resto è storia recente, ma le due torri rotonde di Mirasole, che s'innalzano sul verde delle risaie a
fianco della massiccia costruzione padronale, richiamano immagini romantiche del secolo scorso, quando il
medioevo era pensato come l'età delle "erme torri".
La Famiglia dei Pernate (dal 1580 in poi)
Il casato dei Pernate, tra i più ragguardevoli del novarese, agli inizi del '500 risultava proprietario
di vasti terreni nella pianura novarese, e da generazioni con le terre trasmettevano al primogenito il
nome di Bernardo. Questa tradizione si interruppe dopo il 1516, con la nascita dell'ultimo Bernardo, nato
dal matrimonio con Francesca Buzia; anch'egli occupò numerose cariche nell'amministrazione statale e fu per
9 anni il referendario della città di Novara. Il secondogenito Damiano (1520-1587) si trasferì in Francia,
ove impiantò una redditizia attività tessile in Avignone: morì laggiù, nella città dei papi, senza lasciare
eredi, bensì un consistente patrimonio ascendente a 20.000 scudi! Il terzogenito Giuseppe (1521-1591) andò a
scegliersi la propria sposa, in quel di Momo, in Lucrezia Cattanea, figlia del nobile Benedetto,
residente in castello.
I fratelli Pernate possedevano numerose terre nella zona, e tra l'altro nel 1564 avevano acquistato pressoché
l'intero territorio di Mirasole, che in passato fu proprietà del Marchese Ludovico Caccia, di Caltignaga.
Nell'acquisto erano comprese sette case, il molino con una mola da formento e due da misura, oltre ad una
pesta con una mola da galla.
L'importanza dei loro interessi aveva certamente suggerito a Giuseppe Pernate l'acquisto del feudo di Momo,
come alcuni anni più tardi fece per quelli di Alzate e Sologno. Nel corso del 1587 riuscì ad acquistare
l'investitura di questi due feudi della Regia Camera, alla quale erano stati devoluti per la morte del
precedente feudatario, Gio Alfonso Castaldo, e contemporaneamente aveva abboccato un'offerta di libre
600 per il villaggio di Mirasole, mentre la stima camerale ascendeva al 1209 lire.
Le loro proprietà terriere continuarono ad estendersi; vennero stimate per un valore per ben 318.000
lire nell'atto di divisione fra i fratelli stipulato il 12 agosto 1600. La maggior proprietà era
costituita dai beni di Mirasole, valutati 128.000 lire: a Romagnano possedevano terreni, vigneti, arabili
con vari fabbricati stimati 79450 lire; ed ancora a Gionzana terreni con molino, per lire 36.500, e
ugualmente a Lumellogno per oltre 40.000 lire. Infine a Savonera possedevano altri fondi agricoli
stimati 25.500 lire.
I Pernate risiedevano solitamente a Novara, dove svolgevano importanti incarichi alle dipendenze dei
Duchi Farnese di Parma, che in quell'epoca erano feudatari e Marchesi di Novara. Dapprima il padre
Giuseppe e successivamente il figlio Gerolamo ricoprirono l'importantissimo ufficio di Referendari e
Tesorieri della città, che conservarono fino al momento della cessione del feudo di Novara dai Farnese
al re di Spagna. Il 3 aprile 1603 Girolamo Pernate trattò con il conte Anguissola l'operazione di
pagamento del riscatto dei diritti e dei dazi.
Soggiornarono saltuariamente a Momo, mentre la famiglia viveva abitualmente nel palazzo di Mirasole; e
la vita doveva essere sana e salutare se la moglie di Bernardo, Angelina Bellino, ebbe la ventura di
mettere al mondo ben 18 figlioli. La nascita di Ortensia, la dodicesima della progenie, venne salutata
con grande contentezza, poiché l'evento consentiva alla famiglia di godere della esenzione fiscale
dai carichi onerosi.
Comunque dovettero sottostare ripetutamente alla pretese del fisco, il quale aveva loro intentato
la causa per il pagamento della Annata, mentre giuridicamente avrebbero dovuto considerarsi esenti,
poichè il feudo era stato acquistato a titolo oneroso.
La carica di feudatario fu esercitata dai membri della famiglia Pernate nella seguente
successione cronologica:
- Giuseppe dall'anno 1580 al 1591
- Girolamo 1581 al 1617
- Can.Bendetto 1617 al 1636
- Bernardo 1636 al 1672
- Damiano 1671 al 17..
Alla seconda generazione appartenne anche Gio Francesco, insigne giurista, il quale, dopo aver
conseguito la laurea a Padova, si trasferì a Roma, ove morì nel 1606 senza eredi. Principale
esponente della terza generazione fu il feudatario Bernardo, ammesso nel 1636 a far parte dei
Decurioni della città di Novara, ove ricoprì anche la carica di Console di Giustizia. Suo fratello
Enrico, capitano di milizia, visse sempre lontano da Momo, per i suoi impegni militari. Bernardo
provvide a far costruire un molino ad Alzate nel 1643 per le esigenze della popolazione: autorizzò
la istituzione di una Osteria ad Agnellengo, con spaccio di pane. Stipulò nel 1666 una convenzione
con il Comune di Momo, impegnandosi a pagare per tutti i carichi che esso Signore è obbligato
concorrere per il suo estimo rele. conforme gli ordini seguiti contro le persone immune per li 12
figlioli, lire cinque per ciascun soldo di estimo da imporsi nelle taglie.Il casato Pernate annovera parecchi religiosi, a partire da Alessandro (1575-1614), entrato a far parte della Compagnia di Gesù, e vissuto a Roma. Assai stimato fu Benedetto, chierico allievo del ven. Quagliotti, oblato e canonico del Duomo; sempre vicino al popolo, promotore di ogni iniziativa religiosa, dimostrò la massima disponibilità nei confronti di tutti. Nell'anno 1630 concedette in uso alla Comunità la propria casa di Momo, provvide a costruire un torchio per le comuni necessità; nel 1632 dispose la erogazione di un mutuo di 8.000 lire, prorogato per molti decenni. Sia lui che il nipote Can.Alessandro venivano incaricati dalla Comunità di ottenere dal Contado il rimborso per le spese militari, in considerazione del prestigio goduto; ed il can. Alessandro (1602-1659) ricoprì a lungo la carica di Vicario Generale del Card. Odescalchi.
Anche la quarta generazione conta ben tre canonici di S.Gaudenzio: Pietro Francesco e Girolamo
scomparsi in ancora giovani età, oltre a Carlo Giuseppe. Toccò a quest'ultimo, ormai vegliardo
recarsi a Milano, a prestare il dovuto atto di vassallaggio al nuovo sovrano Filippo V di Borbone,
a nome dei consorti, il 19 settembre 1701.L'incarico fu dettato probabilmente da una certa cautela e perplessità derivata dal cambiamento della dinastia regnante; si era ormai aperta una frattura con gli Asburgo d'Austria, come confermeranno gli eventi degli anni successivi.





